Dopo i 17 anni del ciclo del berlusconismo e della Lega, c’è ancora qualcuno in Italia che crede che il sistema non funziona perché Berlusconi ha avuto troppo pochi poteri?
Aveva, forse, ragione Berlusconi quando lamentava che un Parlamento disobbediente rallentava ed ostacolava la sua opera di riformatore o quando denunziava come un inferno l’equilibrio dei poteri che gli tarpava le ali, o quando delegittimava il possibile voto di sfiducia al suo governo presentandolo come un attentato alla democrazia?
Se vogliamo trarre degli insegnamenti dall’esperienza della nostra vita istituzionale, dobbiamo necessariamente pervenire a conclusioni diametralmente opposte.
Se in Italia non sono state introdotte le leggi razziali, se non è stata decretata l’espulsione dalle scuole italiane degli studenti figli di un Dio minore, se gli immigrati non sono stati scacciati dagli ospedali e dalle cure mediche, se non è stato smantellato il controllo di legalità nei confronti della criminalità mafiosa ed affaristica impedendo alla polizia di fare le indagini, come il governo Berlusconi aveva tentato di fare, dobbiamo ringraziare la saggezza dei padri costituenti, che attraverso il bicameralismo perfetto hanno reso più trasparenti e meditate le procedure legislative, impedendo affrettati colpi di mano e consentendo all’opinione pubblica di reagire agli abusi.
Se il nostro paese è arrivato sull’orlo del fallimento a causa di un governo inefficiente e corrotto, poiché il Parlamento (con una maggioranza artificialmente incrementata dalle leggi elettorali) non riusciva a modificarne gli indirizzi, la lezione che se ne deve trarre è che il Parlamento deve essere messo in condizione di modificare l’indirizzo politico del governo quando si riveli dannoso per il bene comune. I nostri riformatori, invece, da questa esperienza ne traggono la conclusione esattamente opposta: rafforzare il governo e rendere quasi impossibile (anche in considerazione dei meccanismi elettorali maggioritari) la sfiducia.
La cosa veramente inquietante è che, dopo che il Pdl e la Lega sono crollati, travolti dalla loro stessa incapacità e dai loro scandali, i riformatori attuali vogliono modificare la Costituzione, recuperando, in una forma edulcorata, il progetto di Berlusconi di manomettere l’equilibrio dei poteri per rafforzare il capo politico ed umiliare ancor di più il Parlamento.
Facendo le debite proporzioni, questo progetto di riforma assomiglia alla riforma con cui fu modificato lo Statuto Albertino (attraverso la legge 24/12/1925 n. 2263) per consentire al capo del governo dell’epoca, l’on. Benito Mussolini, di avere una funzione di preminenza sul Parlamento. Anche allora si invocava la stessa esigenza che viene perorata dai riformatori attuali: rafforzare il governo per rendere più efficiente la sua azione. Sappiamo com’è andata a finire.Domenico Gallo
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