(…) la scelta del Tav non è utile, anzi è dannosa, come dimostrano tutti gli studi seri di esperti indipendenti, è dannosa sul piano economico, ambientale e paesaggistico: dannosa per tutti, tranne che per quei pochi che vi lucreranno. Un ritornello, ripetuto ossessivamente, e che nelle ultime 72 ore è diventato un coro (non per la numerosità di chi lo canta, ma per la sua rumorosità mediatica) che si sia “ormai” deciso – “decisione irreversibile” ripetono i Fassino e i Cota, “opera strategica”, rincalzano i Passera e via cantando… – , viene usato come una prova della bontà dell’opera, della sua necessità, della sua utilità. Ma quando si invitano i pro-Tav a discutere con gli esperti, si sottraggono, affermando abbassando gli occhi: “Abbiamo discusso abbastanza”. Vedi le dichiarazioni in questo senso, reiterate, di alcuni dirigenti del Pd a livello locale e nazionale. Discutere, ho detto, e ripeto. E non si discute con i bastoni. Ma neppure usando i manganelli, troppo spesso a sproposito. Anzi, l’aggressività delle forze dell’ordine (viene voglia di mettere qualche punto interrogativo) verso gli oppositori del Tav, pare inusitata e piuttosto inquietante. Come si spiega? Forse, direi, col dato politico: il Pd è favorevole all’opera, e considera, non diversamente dallo schieramento di centrodestra, chi è contrario un soggetto residuale, patetico, da metter in condizione di non nuocere. E davanti all’unanimismo (o quasi) delle forze politiche in Parlamento, si può tranquillamente passare alle maniere forti. Ma, allora, perché non si interroga la cittadinanza? Lasciando che tutti spieghino le proprie ragioni? Perché si ha paura della democrazia? E la si smetta per favore di dire che la parola “deve tornare alla politica”: anche il movimento No Tav, vastissimo e variegato, fa politica. Anche coloro che scendono in piazza, che marciano sulle strade, che salgono sui tetti o sui tralicci, coloro che cercano, in ogni modo, mettendosi in gioco personalmente, di fare controinformazione rispetto alla propaganda dei media addomesticati o comprati, fanno politica. E vanno rispettati. Occorre dar loro la possibilità di farsi ascoltare, capire, e magari far vedere che al di là dei voti di parlamenti screditati e corrotti, essi sono i più autentici rappresentanti della “volontà popolare”. E la loro battaglia – ripeto un concetto che ho espresso più volte – non è localistica, o particolaristica: essi stanno difendendo alcuni primari “beni comuni” e hanno diritto alla solidarietà attiva di quanti (credo fermamente si tratti della maggioranza del Paese) abbia a cuore quei beni. Perciò, sperando Luca sopravviva e possa riprendere il suo ruolo nella lotta, questa è una buona causa per la quale combattere. E Luca e i tanti suoi compagni e compagne, di ogni ceto ed età, che gli sono accanto, con alto rischio personale, come si è potuto, purtroppo, constatare, stanno lottando anche per quegli italiani e quelle italiane che i cortei e le lotte li seguono alla tv e magari cambiano canale infastiditi.
Angelo d’Orsi
La politica e i No Tav: paura della democrazia - micromega-online - micromega
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